L’inizio

L’inizio

Aurora boreale, Islanda.

“Cosa farai dopo?

Ho sentito questa domanda diverse volte. Quando stavo terminando il liceo, la laurea triennale, magistrale, poi il tirocinio in Irlanda e un Dottorato di 4 anni in Inghilterra. Non sapevo nemmeno cosa stessi facendo in quel momento ed ero parecchio stanca di pensare a dopodomani quando la cosa importante era solo di focalizzarsi sull’oggi. Ero rincorsa dalla tipica mentalità italiana secondo cui devi o studiare o iniziare subito a lavorare. Prima ancora di aver finito una tappa del tuo percorso, devi avere un piano specifico e perfetto per la seguente. Nulla di sbagliato in questo, ho vissuto la maggior parte della mia vita pensandola allo stesso modo.

Quando ero bambina avevo il mio piano personale. Avrei studiato medicina, mi sarei laurata come medico di successo che si sarebbe sposata con l’uomo perfetto all’età di 25 anni, avrebbe avuto il primo figlio a 27 e perché no, un secondo a 30. Bimbo e bimba, pensavo persino ai nomi. Certo, i bambini hanno una forte immaginazione, ma la mia era un pochino più intensa. Mi sono creata un mondo parallelo dove poter trovare rifugio quando più lo necessitavo. Un mondo fatto di alberi, cascate, ricco di animali e sorrisi. Poche persone, ma musica ovunque. I testi delle canzoni erano le parole che scrivevo, diario dopo diario. Il bisogno di farlo uscire era tanto forte, che riempivo le pagine di storie commoventi, felici, eccitanti. Sapevo cosa avrei voluto fare, ma se mi avessi chiesto “e invece cosa ne pensi di…?”, probabilmente avrei cambiato rotta. Non ho studiato medicina. Non mi sono sposata all’età di 25 anni e fin’ora non ci sono figli nella mia vita. Una parte di me tutt’ora vorrebbe il pacchetto completo, ma forse non era la mia strada. Ho imparato da amare qualcosa senza diventare quella cosa. Amo la musica, ma non sono una musicista. Amo danzare, ma non sono una ballerina. Amo cucinare, ma non sono chef. La lista continua. Credevo che nella vita siamo definiti dal lavoro che facciamo, che quanto di presenti a qualcuno dovresti mostrare l’immagine perfetta di te in modo che quella persona ti apprezzi e si senta intrigata da te. Temevo che se non avessi elencato tutte le cose che amo fare, quella persona non avrebbe pensato a me come alla ragazza che vorrebbe la licenza per paracadutarsi da un aereo, o imparare a fare immersioni senza bombole, o pilotare un aliante. Tutto questo ha veramente importanza? Forse va bene apprezzare le auto e non essere un pilota di rally. Va bene amare il cinema e non essere regista. Magari sono solamente una persona che si appassiona e si getta in qualcunque cosa nuova scopre, e va-bene.

Durante il mio Dottorato ho compreso cose di me che non avrei mai immaginato. Ho imparato a riconoscere il punto di rottura, a capire quando non voglio vedere più una persona, e quale peso hanno i pensieri negativi sulla mia vita. Sono anche diventata una “prenotatrice impulsiva di viaggi”. L’attenta pianificatrice che ero, stava iniziando a diventare il genere di persona che sta al pub con gli amici e, dopo qualche birra, compra un volo per Atene. Volevo semplicemente andare, perché aspettare? Soprattutto, perché solo Atene? Faticavo a trovare compagni di viaggio, finché non ho condiviso un video sull’Islanda su Facebook e ho ricevuto un messaggio da una cara amica di università. Facciamolo! Prenotiamo il volo e andiamo in Islanda insieme! Un sogno per entrambe, e così iniziò la pianificazione. Chiara mi ha permesso di cercare itinerari e fermate. La nostra settimana là non sarebbe stata sufficiente, ma volevamo trarne il meglio. E fu un’esperienza che cambiò la mai vita. Non si tratta della meravigliosa, infinita natura selvaggia. Della maestosa danza delle balene sotto di noi. Del magico silenzio, solo interrotto dal vento. Non si tratta delle spiagge di roccia nera sovrastate da vulcani. Più di ogni altra cosa, ciò che mi ha cambiata fu la ricerca di uno dei fenomeni più incredibili a cui l’umanità può assistere. L’aurora boreale. Chiara ed io abbiamo passato tutta la settimana guidando fino alla completa oscurità per vedere questo spettacolo. Macchina fotografica, treppiede, torcia, guanti, diverse paia di calze. Niente. Stavamo quasi per rinunciare. Dopo una cena favolosa a Reykjavik, il freddo e la stanchezza stavano prevalendo. Perciò decidemmo di tornare alla guesthouse, farci una doccia bollente e fare le valigie per l’indomani prima di uscire nuovamente dalla città per fare un ultimo tentativo. Ed è stato in quel momento, mentre stavamo attraversando la piazza di Hallgrímskirkha (la chiesa che sembra uno Space Shuttle), che Chiara gridò “eccola!!”. Occhi al cielo. Non potevo crederci. Ci siamo abbracciate e abbiamo pianto sotto gli occhi di turisti sorpresi e gente locale che sorrideva gentilmente, probabilmente pensando “pff, guarda questi novellini!”. In quell’attimo non c’era stanchezza, freddo, nulla di negativo nella mia mente. Solo un irrefrenabile senso di gioia e bellezza. Un enorme segno di spunta nella lista di cose da fare e vedere nella vita. Mi sono sentita fortunata, umile ed incredibilmente eccitata. E’ stato in quel momento, quando ho guardato Chiara negli occhi, che ho capito che volevo viaggiare ancora. E ancora. Volevo svegliarmi ogni giorno ed essere meravigliata da ciò che sta attorno a me. Volevo scoprire cosa facesse sorridere altre culture, quale cibo amano, quale musica ascoltano. Volevo vedere nuovi colori e assaporare nuovi odori. Volevo camminare sui suoli più belli e incontaminati.

Dopo essere tornata in Inghilterra mi sono resa conto che mi mancava ancora un anno per finire il Dottorato, che sarebbe stato l’anno più spaventoso della mia vita fino a quel momento. Sono entrata in laboratorio sentendomi vuota. Avrei voluto solamente gridare al mondo quanto fosse bella l’Islanda, quanto mi sono emozionata quando sono giunta sulla cima di una scogliera per veder onde, montagne e sabbia era attorno a me. Non mi pareva sufficiente rispondere alla domanda “com’è andata la tua vacanza?”. Continuavo a ripetere a me stessa: avrei voluto avere un giorno in più.

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2 thoughts on “L’inizio

  1. Complimenti per il viaggio di vita che stai percorrendo e grazie di ciò che hai comunicato. Cogliere l’attimo senza indugi, avere il desiderio di meravigliarsi delle meraviglie che ci circondano rallegrerà il cuore a desiderare sempre più ……un giorno in più!

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